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...per tutta la gente è serio il problema dei soldi, è serio il problema dei figli, è serio il problema dell'uomo e della donna, è serio il problema della salute, è serio il problema politico: tutto è serio eccetto la vita.
Luigi Giussani, Si può vivere così, Ed. Rizzoli
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Diario di scuola
Sull'essere genitori

Frasi liberamente tratte dal libro: "Ho sete, per piacere" di Vittoria Maioli Sanese, psicologa di coppia della famiglia, edito da Marietti.

La genitorialità è una caratteristica a cui la persona, nei passaggi di livello della sua vita, accede. Perciò, indipendentemente dall'essere sposati o meno, dall'avere figli, dobbiamo affermare che la persona adulta è genitore......
La genitorialità è caratteristica della personalità adulta. E' la capacità di rionoscere che si è fatti per trasmettere, che si è capaci di aiutare un altro ad essere se stesso: di definire l'altro, di dargli il suo io. Nella famiglia però l'essere genitori ha una radice di esperienza più particolare e profonda: la coniugalità. Il riconoscimento del proprio essere persona adulta capace di generare consente di mettersi in gioco con un'altra persona - un uomo, una donna - cosicchè essi, reciprocamente, si donano il potere di generare, dal livello biologico fino alla realizzazione di tutti i livelli dell'uomo. Il genitore è colui che riconoscendo la propria identità adulta, accetta la propria capacità di generare, e sceglie, aderisce alla generazione, a questo aspetto così travolgente, radicale e profondo, dell'esperienza umana....

Nalla famiglia accetto che tutto ciò che io sono, proprio tutto, tutta la mia vita - come io tratto gli amici al lavoro, come bevo un bicchiere d'acqua, come guardo il cielo, come uso i miei pensieri, come mi rapporto con le cose - sia la condizione necessaria alla crescita di un altro....

Il genitore diventa un punto di confronto, un punto di paragone per tutt ala vita. Io credo che sia molto più facile "fare" il genitore. Infatti la maggior parte dei genitori oggi sceglie di fare il genitore e non di esserlo. Al contrario quel che ho descritto è un'identità: l'identità genitoriale. E' la tua persona che porta a compimento il tuo essere adulto fino alla genitorialità, nel coinvolgimento totale con un'altra persona, che rendi padre, che rendi madre, di cui ti assumi la responsabilità per tutta la vita, dentro il rapporto coniugale. Si è genitore, non si fa il genitore.....

....Il genitore non è educatore. Non nel senso che non possa educare, ma nel senso che deve essere genitore, non fare il genitore.
Il genitore, infatti, educa, in quanto genitore, non in quanto capace di usare gli strumenti tipici dell'educatore. Il canale attraverso cui passa e si irradia la genitorialità è qualcosa che si incontra. Ciò che passa dal genitore al figlio non è un discorso sul comportamento, non avviene soffermandosi in tante spiegazioni su cosa si debba fare o non fare. Certo, è più facile fare il genitore che esserlo, perchè essere genitore vuol dire accettare l'idea che tutto di me influenza mio figlio e, questo, credo, renderebbe i nostri sonni meno tranquilli o forse ci costringerebbe a trattare in modo serio la nostra vita. Un esito malefico - non credo di esagerare - che deriva di conseguenza dall'assunzione preponderante del livello biologico e del compito educativo, è concepirsi a servizio del figlio. Ciò sposta e deforma tutta la natura del rapporto, perchè il genitore diventa - si concepisce- strumentale al benessere del figlio, un vero e proprio procacciatore di risposte ai bisogni del figlio. Ne consegue un'attenzione esagerata ai bisogni, per cui sono una brava genitrice nella misura in cui son capace di capire i bisogni di mio figlio, interpretarli e rispondervi. L'unico bisogno del figlio è il genitore! Credo che oggi il genitore faccia una fatica tremenda a concepirsi così. Dopo di che si apre una falla enorme: chi stabilisce i bisogni? Il figlio? Ma lui non può avere potere decisionale sui propri bisogni! Per questo abbiamo oggi tutti questi bimbi dittatori, irrequieti, ipercinetici, ansiosi! Il rapporto si deforma: abbiamo un genitore che identifica la propria genitorialità con il servizio ai bisogni del figlio e così, mettendosi al suo servizio, lo fa diventare immediatamente un bambino capace di decidere, padrone del tempo, del genitore, padrone della propria vita. Un bambino che non ascolta nessuno, incapace di dipendere, incapace di obbedire e di seguire. L'esser padre, l'esser madre, è un'identità, il modo con cui ci si guarda: un evento. Non è il figlio che ti fa diventare padre e madre. L'evento genitorialità nasce dall'evento coppia. Non è il figlio che ti ha reso genitore: è tua moglie che ti ha reso padre, è tuo marito che ti ha resa madre. Al contrario, due persone al servizio del figlio, non accedono mai alla paternità o alla maternità, lasciano questo evento, così profondo e definitivo, al livello del sentimento e del comportamento dell'altro. Il bambino, a seconda di come lo trattiamo, impara la definizione di sè e impara a vivere. Penserà: io chi sono? Io sono il centro della vita, io devo essere servito, io devo trovare qualcuno che fa tutto al mio posto. Stranamente, il tipo di rapporto che oggi si intravede nella famiglia è un rapporto sostitutivo: il genitore si sostituisce al figlio su tutto. Gli dice tutto, non lo interpella, non lo interroga, non lo fa emergere... .....

Chi vi fa diventare genitori non è il figlio, ma la relazione coniugale. Il cuore della coniugalità consiste in questo scambio reciproco della realizzazione piena di sè. L'amore coniugale è il luogo dell'io e del tu, è il luogo della diversità totale e dell'identità totale. Non esiste il "noi"...

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