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"Dopo il Liceo che potevo far
non c'era che l'Università"
Edoardo Bennato
Uno dei momenti più affascinanti per la vita di un giovane è quello della scelta della
facoltà universitaria.
Come tutti i momenti di passaggio, si tratta di un momento delicato, che va vissuto
seriamente, intensamente, ma anche con la necessaria tranquillità, senza farsi determinare
dalla paura di sbagliare.
Mi sento di poter dare un mio pur piccolo contributo con alcune
indicazioni di metodo sulla scelta universitaria. Come sempre, vagliate tutto e trattenete
quel che vale.
Anche se questo momento è più decisivo (ma nemmeno troppo!) di altri, il metodo
per scegliere la facoltà universitaria non può essere qualcosa di diverso dal metodo
con cui bisognerebbe vivere ogni istante.
Mi sembra innanzitutto doveroso sottolineare che non si possa parlare di scelta
senza porre l'attenzione sul soggetto che è chiamato a scegliere.
E il soggetto che sceglie chi è? Un uomo che vive. Sei tu, sono io.
Tappe importanti come quella della decisione della facoltà sono grandi occasione per
rimettersi coscientemente di fronte alla propria vita e domandarsi che cosa uno attende,
che cosa desidera realmente.
Ma cosa c'è in gioco con la mia vita?
In gioco c'è la possibilità di diventare uomo adulto. Consapevole. Lieto.
Quel che c'è in gioco è la possibilità di diventare quello che si è veramente;
di potersi appassionare alla realtà, di poter essere utili al mondo, di costruire,
di lasciare un segno positivo di sé, in una sola parola di "generare". L'uomo ha dentro di
sé questa esigenza di compimento, fa parte della sua stessa natura.
Come posso rispondere a questa mia "strana" ed al tempo stesso affascinante natura?
Come posso diventare veramente me stesso e utile al mondo?
La vita è fatta di incontri, di circostanze. E nel rapporto con la realtà tutta
ciascuno "risuona", viene come più facilmente sollecitato da alcune cose piuttosto che da
altre.
Nascono degli interessi, che vanno secondo me assecondati, presi sul serio. E'
attraverso degli interessi che io sono come preso per mano dalla realtà e condotto
nell'avventura della vita.
La scelta non può essere l'esito di un "pensiero pensato". Non si tratta cioè di
vivere un momento di sospensione dalla realtà sdraiandosi sul letto e, magari fissando
il soffitto, cominciando ad immaginarsi come si starebbe bene con il camice da medico,
oppure con la toga del magistrato e registrando e valutando le reazioni a questi pensieri.
E nemmeno di sfogliare l'album delle figurine di tutte le professioni.
La scelta non va compiuta astrattamente. Non va teorizzata.
Essendo la vita fatta di incontri e di circostanze, la scelta consisterà piuttosto
nell'adesione a qualcosa che nel rapporto con la realtà io intravedo come interessante
per me.
Uno capisce per cosa è fatto quindi, semplicemente, vivendo circostanze e rapporti.
E' studiando seriamente tutte le materie a scuola, per esempio, con gli strumenti che mi
sono dati (parole scritte e parole viventi) che capisco quale sia il mio ambito di interessi.
Quindi mi sembra che impegnandosi con il presente, uno sia come facilitato a capire le
indicazioni che la realtà suggerisce anche per il futuro (ad ogni buon conto è nel
presente che io voglio esser lieto, non domani, adesso! Ed è questa la ragione ultima per
cui devo implicarmi totalmente con il presente, non è in funzione di una scelta che dovrò
fare...).
Occorre inoltre, dicevo, assecondare i propri interessi. O il fascino per certe persone
incontrate.. Prenderli sul serio, perché possono essere un'indicazione utile per la
propria "vocazione".
E considerare i propri "talenti" riconosciuti, le proprie propensioni facilitanti nel
rapporto con la realtà.
Impegno con il presente quindi, e con tutto ciò che desta in me interesse.
Poi non essere soli nella scelta. Farsi "accompagnare" da chi, essendo più grande di te,
ha già fatto un pezzo di strada in più (occorre un maestro, uno che ti sostenga, che ti
corregga, che ti conforti, ma che non si sostituisca a te). Nessuno deve sostituirsi a te
nella scelta, che è tua (si tratta della tua vita), ma guai ad essere soli nella scelta
(cosi come nella vita tutta!).
Accennavo al fatto che è consistente il rischio di essere determinati dalla paura di sbagliare "strada". La scelta deve essere formulata in termini positivi, deve contribuire alla realizzazione della mia umanità, della mia vita; devo quindi aderire a qualcosa che intravedo come positivo per me, non devo scegliere scartando delle ipotesi o essendo influenzato dalla paura di una non riuscita.
(quando uno incontra una bella donna, è determinato dal desiderio di approfondirne la conoscenza, non dalla paura di non riuscire a comunicare con lei!).
Non esiste la scelta giusta o la scelta sbagliata, in astratto. Esisto io che desidero essere felice, e durante il cammino della vita ci sono dei momenti, che sono dati, in cui ad uno sembra di camminare in una "selva oscura"; e quando questo accade devo avere la semplicità di chiedere aiuto (occorre un Virgilio che mi guidi).
Devo solo essere leale con me stesso, con le mie esigenze.
Nell'indecisione tra più facoltà occorre un minimo di realismo. Quale mi apre più orizzonti,
in quale potrei abbracciare con più facilità una professione che mi faccia sentire
utile.
Nota bene 1: gli anni dell'università sono anni decisivi ed interessanti, in quanto uno diventa grande,
si affaccia nel mondo degli adulti. L'università è ricca di maestri, di possibilità di incontri significativi.
E' un periodo da vivere quindi intensamente quindi, non da sopportare come scotto per poi intraprendere la carriera che ho sempre sognato!!
Nota bene 2: senza voler minimizzare il dramma. Hanno scelto tutti, sceglierai anche te!!
Stai sereno!! Il problema non è tanto quel che andrai a fare,
ma che cosa affermi abbracciando quel che andrai a fare,
è la scoperta del per cosa vale la pena vivere.
ziomax
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