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L'uomo è fatto per incontrare, vivendo, il significato stesso del vivere.
Ma se da una parte la possibilità di un incontro imprevisto è l'unica speranza, dall'altra dentro ciascuno di noi c'è come una radicata resistenza a che qualcosa accada e possa scombinare il nostro quieto vivere.
E ci si accontenta ("vivendo e in parte vivendo"), abbracciando un qualsiasi affetto prevalente, anche buono, nella speranza che il cuore si assopisca, che l'inquietudine si plachi.
Andando così contro la propria natura e origine, che è quella di anelare all'infinito. E ci si giustifica dicendo: "in fondo cosa c'è di male?"....
Eliot esprime questo in modo assolutamente magistrale, anche se la resa migliore la da il testo originale inglese...("living and partly living").
Noi non vogliamo che accada nient'altro.
Siamo vissute in pace per sette anni,
siamo riuscite a non farci notare,
vivendo e quasi vivendo.
Abbiamo visto l'oppressione e lo sfarzo,
abbiamo visto povertà e licenza,
abbiamo visto meschine ingiustizie.
Ma siamo riuscite a vivere
vivendo e quasi vivendo.
A volte il frumento ci manca,
a volte il raccolto è propizio,
un anno è un anno di pioggia,
un altro è un anno di siccità,
un anno si sono mele abbondanti,
un altr'anno le prugne sono scarse.
Eppure siamo riuscite a vivere,
vivendo e questi vivendo.
Abbiamo onorato le feste, ascoltato la messa,
abbiamo fatto fermentare il sidro e la birra,
abbiamo raccolto la legna
all'apparire dell'inverno,
ci siamo attardate a parlare
all'angolo del focolare,
a parlare all'angolo delle strade,
a parlare non sempre a bassa voce,
vivendo e quasi vivendo.
Abbiamo visto matrimoni, nascite, morti,
abbiamo visto accadere gli scandali,
siamo state vessate dalle tasse,
abbiamo riso, abbiamo chiacchierato,
molte ragazze sono scomparse, partite
senza dire perchè, e altre non vi sono riuscite.
Tutte abbiamo avuto terrori privati,
ombre personali, paure segrete.
Ma ora una grande paura è sopra di noi,
una paura non di una, ma di molti,
una paura simile alla nascita e alla morte,
quando vediamo la nascita e la morte,
esse sole e nient'altro,
come isolate, nel vuoto.
Siamo invase da una paura
che non possiamo conoscere,
che non possiamo affrontare,
che nessuno può capire.
E ci strappano il cuore,
ci sbucciano il cervello a strati,
come una cipolla ci sentiamo
perdute, perdute in un terrore totale,
che nessuno può capire. O Tommaso Arcivescovo,
Tommaso nostro Signore, lasciaci e lasciaci vivere
nell'umile e opaca cornice della nostra esistenza.
Allontanati...
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